Leggiuno: Informazione turistica, quale futuro?

di luigi tedesco

[ezcol_1half]Domenica 13 Aprile. A conclusione della giornata trascorsa interamente su al Quicchio, non posso esimermi da una piccola riflessione. Nel pomeriggio sono venuti in visita a Santa Caterina e conseguentemente alla mostra, alcuni parenti provenienti da Gallarate. Ed io in qualità (diciamo di padrone di casa) mi sono offerto di fare da accompagnatore, a partire dall’Eremo passando poi per la mastra delle macchine Leonardesche, per concludere nel parco. E’ bello sentirsi dire dai visitatori che abbiamo un paesaggio incantevole, rilassante e poi con un evento come la mostra, si chiude un pomeriggio in un modo fantastico. Però mentre ti senti dire queste cose, sai benissimo che devi piangere in cuor tuo e, in silenzio speri che tutto è andato bene, ma a conclusione del discorso ti senti dire – che peccato che non c’è un bar aperto, ma scusa se un turista vuole chiedere qualche informazione a chi si deve rivolgere? – a quel punto cerchi di arrampicarti sugli specchi, cercando di spiegare che un punto d’informazione è in fase di apertura, ma questo generalmente non basta, e ti senti dire, – ma ci vuole tanto per organizzare un punto d’informazione?– a quel punto, disarmato, non sai proprio cosa dire. Io non so se ai nostri Amministratori è stata fatta mai questa domanda, viceversa cosa hanno risposto. [/ezcol_1half] [ezcol_1half_end]Solo la scorsa settimana sui media provinciali, saltavano fuori numeri pazzeschi di presenze su al Quicchio, addirittura il David di Michelangelo è secondo al nostro Eremo. Numeri, numeri e numeri, tirati a casaccio! Noi ci viviamo e non passa un giorno che non facciamo un giro su al Quicchio, proprio a conferma che questi numeri sono frutto di grande fantasia, possiamo dire il “Turismo dei numeri”. Altro aspetto è quello della cultura dell’accoglienza, cosa che a Leggiuno non si riesce proprio a capire, basti pensare che in questi ultimi due anni, il primo gestito dal Comune e quest’ultimo gestito da privato, non ha portato nessun risultato, apprezzando tutta la buona volontà, ma ci vuole proprio tanto per capire come fare cultura dell’Accoglienza in questo Comune? Non vi sono altre soluzioni da sperimentare? Certo è che le uniche attività presenti nel nostro comune sono i ristoranti e circoli, e con tutti questi numeri non siamo capaci di accogliere nessuno? Carissimi Amministratori, se non riuscite a guardare altre la punta del vostro naso, date la possibilità alle risorse presenti sul vostro territorio, tanto voi il vostro emolumento lo intascate comunque, però forse date la possibilità al paese di guardare la crisi con occhi diversi, e perché no vederla come una risorsa….[/ezcol_1half_end]

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6 Responses

  1. caro luigi, purtroppo sembra un caso di accordi tra di noi, come qualcuno malignamente ha pensato ma anch’io domenica pomeriggio ero al quicchio per vedere la mostra e avvicinato da gente locale e non solo, mi hanno invitato a fare un articolo sulla prealpina, poi uscito regolarmente in data lunedì 14 aprile che ti invito a leggere. di soluzioni se ne possono trovare molte, serve solo la volontà di sedersi intorno ad un tavolo e crederci nel trasformare il turismo in una opportunità di business. A mio modesto parere i numero dati sono abbastanza reali, l’agenzia turistica di VARESE STA FACENDO UN OTTIMO LAVORO PER PROMUOVERE IL TERRITORIO, BRAVA PAOLA DELLA CHIESA. ULTIMA ORA. HO SENTITO IL RESPONSABILE DI IPPOVIE PADANE, E VORREBBE FARE ALCUNE PRECISAZIONI IN MERITO AL MIO ARTICOLO. BEN VENGA….. L’IMFORMAZIONE E’ LIBERA.
    ATTENTIAMO IL SUO DOCUMENTO CHE HA PROMESSO DI MANDARMI.
    CLAUDIO FERRETTI

  2. Ho letto con interesse entrambi gli articoli e vorrei fare anche io alcune considerazioni in qualità di operatore turistico
    1) Rispondo alle due domande scritte in rosso: se un turista vuole chiedere informazioni dovrebbe potersi rivolgere allo IAT (Informazione Accoglienza Turistica) locale, dove esista questo ufficio, dove questo sia aperto e, soprattutto, dove operi personale competente. In assenza di un ufficio con determinate caratteristiche il turista si deve “accontentare” di una fruizione “estetica” (diciamo così) del paesaggio, naturale e culturale
    2) No, non ci vuole tanto per organizzare un punto informazione, e questo lasciate che lo dica una persona che, dal nulla, ne ha “messi in piedi” più di uno. Però, come dice il sig. Ferretti, ci vuole innanzitutto la volontà e la competenza di farlo. Il punto è proprio questo: qui non stiamo discutendo sulla bellezza del luogo, ma sull’opportunità di fare di un luogo un prodotto turistico. Nel “prodotto turistico” sono comprese tante cose: la creazione di un collegamento, la possibilità di avere “un bar aperto”, di visitare una mostra, di avere guide a disposizione, etc, etc…Allora il turismo potrebbe diventare “una opportunità di business”. Certo, bisogna maturare e sviluppare la cultura dell’accoglienza, ma questa non può essere solo misurata in termini monetari. Non esiste business che regga se in uno IAT (che è un servizio pubblico!) si continuano a chiedere agli operatori percentuali fuori mercato per vendere dei servizi che, ci tengo a sottolinearlo, dovrebbero essere per legge gratis per l’utente e per le imprese. E non esiste cultura dell’accoglienza se questa si misura solo in termini di incassi senza interessarsi del turista come “soggetto sociale” che vuole fare esperienza di un territorio e non solo bere un buon caffè o visitare una pur bella mostra.
    Per quanto riguarda i numeri io nutro qualche perplessità per la metodologia e le finalità con cui sono state raccolti. Ma i dati quantitativi non bastano: ci vogliono quelli qualitativi e, soprattutto, un’analisi e un’interpretazione dei dati! Così come non basta un lavoro di promozione del territorio se poi questo non è supportato da un’adeguata “commercializazione del prodotto e alimentata cultura dell’accoglienza.
    Infine sono molto curiosa di leggere “le precisazioni” in merito all’articolo sulla Prealpina; magari potrebbe anche dare una spiegazione su tutte le questioni aperte anche su questo giornale. Non esiste nessuno sviluppo (turistico e non) senza ascolto. E non mi sembra che, almeno fino ad oggi, questo ci sia stato.
    Grazie

  3. Caro Claudio
    mi spiace doverti contraddire anche perchè tu sei un uomo di rara cultura e informazione e riconosco anche le tue doti attento osservatore ma io condivido completamente il contenuto dell’articolo.
    Reputo che la cosa più vergognosa che ci sia nel nostro territorio sia proprio l’agenzia del turismo e la direttrice la persona più inadeguara.
    Mi pare avesse davvero “in mano” un territorio d’oro da promuovere, ne ha fatto una passerella personale. Fare promozione turistica nn vuol dire appoggiare le chiappe in prima fila ad ogni evento ma presentare all’estero il ns territorio e sperare che le chiappe le appoggi magari qualche turista. Varese turistica trova il suo lento sviluppo nella normale forza di comunicazione , senza alcun lavoro
    organizzato.E che nn mi si dica che gli eventi sportivi che si sono tenuti in provincia siano merito dell’agenzia!!! Che senso ha poi , tornando a leggiuno la stuttura intorno a santa caterina del sasso spesso chiusa?
    Ma secondo te chi arriva a santa caterina del sasso ha necessità di programnare lì una gita se non meglio una vacanza a varese?
    Il tipo di turismo che “tira”sempre è il turismo religioso, santa cateriba in quale catalogo è inserita? E il sacro monte??
    E nn ultimo quanto è costata e quanto costa l’agenzia del turismo annualmente al territorio??
    Scusa ma credo abbia fatto piú tu come assessore a leggiuno “a gratis” cge non scalda “cadreghe”leghiste

  4. Brava Raffaella hai colto nel segno!! Il problema non è il turismo a Varese ma chi lo sta gestendo in modo scellerato da anni, di chi usa soldi pubblici per fare passerella e comparire sulle riviste patinate. Il turismo ha bisogno di gente competente che sappia ascoltare tutte le realtà del territorio e collaborare con le migliori professionalità. Nessuno si chiede come mai la Camera di Commercio è uscita dall’Agenzia del Turismo? Ora guardo con interesse al nuovo progetto della CCIAA. Sperem…

  5. Carissima Raffaella e carissimo Sig. Crosti, io sono l’Editore del Quicchio, vivo a Leggiuno. Sono anni che apprendo dai giornali che a Santa Caterina ci sono 300 mila visite in un anno, pensate io tutti i giorni passo per il piazzale per capire se i numeri sono veri o fantasiosi, vi posso garantire che sono molto fantasiosi, io li chiamo il turismo dei numeri. Con la nostra associazione culturale “Le Rupi”, stiamo faticosamente cercando di organizzare eventi che hanno come parte integrante la cultura dell’accoglienza, cercando di coinvolgere tutti (ristoratori etc.). E’ inaudito far gestire l’Informazione e l’accoglienza Turistica a privati, la promozione del territorio è compito delle istituzioni, perché territorio vuol dire tutto, è solo le pro loco seguite da un serio coordinamento provinciale possono fare promozione.
    Concordo pienamente con il vostro pensiero, è tanta la rabbia, speriamo che a giugno si volti pagina definitivamente………

  6. ciao raffaella ……….come sempre sei concreta………… grazie dei commenti………. ricordiamoci che il turismo è una fonte di reddito importante cerchiamo le leve per farlo partire. poi con te raffa ne abbiamo parlato tante volte………. ti invito sempre a seguirci sul quicchio……. grazie per il tuo prezioso contributo ……… di commento

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